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domenica 12 maggio 2019

Una strategia per la propria pensione anticipata - parte IV

Veniamo da qui.

Durante questa settimana ho ampliato e perfezionato i calcoli dei portafogli ideati nei precedenti post di questa serie, aggiungendo:

- un portafoglio calcolato dai rendimenti storici dall'anno 1998 all'anno 2018
- i portafogli per i periodi 2000-2020, 2001-2021, 2002-2022, 2003-2023. Ricordo che il periodo 2000-2002 é stato un periodo orso per i mercati, quindi era interessante capire come si sarebbe comportato un portafoglio siffatto. I rendimenti per gli anni restanti sono stati calcolati a partire dal rendimento medio dell'indice di riferimento nel caso 2000 - 2020 e 2001-2021. Per i portafogli 2002-2022 e 2003-2023 ho traslato i rendimenti negativi degli anni 2001 e 2002 agli anni finali, simulando quindi un mercato orso alla fine del portafogli.

Per riassumere, il risultato conferma quanto trovato precedentemente: per sperare di accumulare 450K nell'arco di 20 anni il minimo da investire é all'incirca di 12000 Euro l'anno. Si veda il riepilogo qua sotto dal foglio di calcolo che ho usato:


















La media del rendimento dei portafogli é, secondo i miei calcoli, del 6% circa, al netto delle tasse.
Si noti che tra i portafogli simulati vi possono essere casi in cui i rendimenti non sono pari a quelli aspettati (si vedano i casi 1998-2018, 2003-2023 e 2014-2034). Sono questi casi estremi troppo rischiosi? Si e no. Per spiegare meglio, nel caso in cui ci si trovi dopo venti anni di investimento in una di queste situazioni sfortunate, non é detto che tutto sia perduto. Si presume infatti che avendo accumulato un capitale X, non tutto debba essere speso in un anno, ma giusto una frazione di esso. Il restante capitale nel frattempo continuerà ad essere investito e si spera che, dopo una fase ribassista, il mercato sia in rialzo recuperando le perdite. Comunque, secondo i miei calcoli, per evitare questo fenomeno e avere sempre il portafoglio finale pari a 450K,  il capitale annuo da investire dovrebbe essere di 16K circa:


















Altre note metodologiche dei miei calcoli:

- Non sono riuscito a trovare le quotazioni degli ETF per tutti gli anni. Per l'ETF sullo EuroStoxx 50 e S&P 500 le quotazioni storiche partono dall'anno 2010 circa. I prezzi degli anni precedenti sono stati calcolati a partire dal rendimento dell'indice.
- Non sono riuscito a trovare rendimenti o prezzi dell'ETF e indice sugli Emerging Markets precedenti all'anno 2004, per quegli anni ho utilizzato il rendimento medio dell'indice
- Per gli anni in cui i prezzi degli ETF non sono disponibili, i prezzi calcolati non tengono conto dei dividendi (ricordo che ho scelto appositamente ETF ad accumulazione). É quindi possibile che in questi casi il rendimento sia maggiore a quello calcolato (non sono in gradi di quantificare quanto, ma non dovrebbe essere chissà che, nell'ordine del 4-5%).




lunedì 29 aprile 2019

Una strategia per la propria pensione anticipata - parte II

Nel post precedente abbiamo abbozzato un primo portafoglio che deve essere composto in tale maniera:

- 40% mercati Euro
- 40% mercati USA
- 20% mercati emergenti

Proviamo a implementare una tale strategia scegliendo gli indici e i rispettivi ETF. Per quanto riguarda i mercati area Euro, gli indici maggiormente rappresentativi sono l'Euro Stoxx 50, lo STOXX Europe 600 e lo MSCI Europe Index (ovviamente ve ne sono molti altri...). Fare dei raffronti tra i vari é lungo, decidiamo di scegliere il primo in virtù del fatto che contiene esclusivamente azioni di aziende dell'area Euro (gli altri indici contengono anche aziende UK e svizzere). Selezionare un ETF sull'Euro Stoxx 50 é possibile in varie maniere, la rete é prodiga di siti e risorse in tal senso (ad esempio basta andare sul sito della Borsa Italiana, ma in calce a questo post metterò altri link utili.
Per la nostra simulazione ho selezionato questo  ETF iShares in quanto é quello che ha tra i costi più bassi ( 0,1% di commissioni annue), é  ad accumulazione (non distribuisce dividendi ma li reinveste) ed é tra i maggiormente scambiati sul mercato milanese. Questi tre criteri (costi di gestione annui, reinvestimento dei dividendi e liquidità) saranno utilizzati anche nelle seguenti selezioni.

Anche sui mercati USA esistono svariati indici, quelli più noti sono il Dow Jones, il S&P 500 e il . L'ultimo é un indice che rappresenta maggiormente le aziende hi-tech, i primi due sono indici che rappresentano azioni del NYSE (la borsa storica di New York). Seleziono lo S&P 500 in quanto composto da un maggior numero di azioni. Un ETF che possiamo utilizzare per investire su di esso é questo, sempre ad accumulazione e con un 0,07% di commissioni annue ed in dollari.
NASDAQ

Sui mercati emergenti l'indice principe é il MSCI Emerging Markets, che può essere replicato con un ETF Lyxor (qui la scheda sempre dal sito della Borsa Italiana). L'ETF in questione ha un 0.55% di commissioni annue ed é in Euro.

Su quale periodo storico impostare la nostra simulazione? Il primo problema é che i primi due ETF sono stati quotati nel 2010, mentre il MSCI Emerging Markets nel 2008. Il periodo dal 2010 fino ad oggi é stato uno dei maggiori bull market della storia umana quindi in un certo senso la nostra simulazione ne potrebbe essere inficiata. Ma d'altro canto gli ETF hanno iniziato a diffondersi proprio in questo periodo ed é difficile trovare altri strumenti di rimpiazzo. Sarebbe quindi importante avere una simulazione a 20 anni (dal 1999 ad oggi), durante i quali vi sono stati due bull market e due sgonfiamenti importanti.

Discutiamo adesso di un grosso elefante nella stanza che non ho finora toccato: quali sono le spese nell'investire. Nel nostro test terrò conto essenzialmente delle seguenti:

- spese tenuta conto
- spese di compravendita titoli
- tasse sui capital gain

Link utili per individuare gli ETF:

- Sezione ETF del sito della Borsa, link
- Sito Morningstar Italia, link
- JustETF, link

venerdì 5 aprile 2019

Una strategia per la propria pensione anticipata - intro

Fino ad adesso ho essenzialmente trattato di argomenti di finanza generale, obbligazioni, azioni, ETF. Ho provato a fornirvi tutta una serie di elementi teorici e a farvi conoscere gli strumenti principali che serviranno a implementare il nostro agognato scopo. Vi avevo anticipato un primo abbozzo di cosa si tratta in uno dei primi post del blog ( qui ). Ricapitolando, una persona che inizia a lavorare dovrebbe essere in grado di risparmiare un po' di soldi che nel corso degli anni investe sperando di riuscire a maturare un capitale tale da garantirgli una rendita nel corso degli anni.

Cosa voglio provare a fare é simulare un simile piano con strumenti e casi reali, per riuscire a capire (e nel caso dimostrare) se un early retirement é possibile e realizzabile.
Una prima ipotesi é quella che il nostro ipotetico early retirer sia una persona che vive e lavora in Italia e che parta da capitale 0. Ritengo importante puntualizzarlo, in quanto tutti i blog/risorse che trovate in rete si riferiscono a un caso medio di uno statunitense, e quindi si riferiscono al caso USA, dove esiste tutta una serie di regolamentazioni (tassazione, fondi pensione) di cui un italiano non potrà mai godere e usufruire.
Quanto capitale bisogna accumulare? Come forse avrete capito, questa é una domanda molto personale e dipende dallo stile di vita. Nel nostro post iniziale avevo posto come obiettivo di vivere con 1000 Euro al mese, ma forse é un po' poco quindi proveremo a raggiungere una rendita di 1500 Euro al mese, anche per, un certo senso, avere una sorta di cuscinetto in casi di emergenza.
La simulazione che cercherò di fare é la seguente: quanto risparmio annuale e per quanti anni una persona deve riuscire a mettere da parte per raggiungere l'agognato montante di 450000 Euro ( ve la ricordate la famosa regola del 4% )? Ma come calcolare il tutto? Semplicemente calcolando il risultato di investimenti reali nel corso degli anni. Ma a questo punto vi starete chiedendo: si ma quale é questa benedetta strategia? Qui si apre un discorso lungo, ma come avete capito dai precedenti post per me la cosa migliore da fare sarebbe accumulare nel tempo ETF, sbilanciandosi sull'azionario. Nel caso il perché di questa scelta non sia chiara, consideriamo che una persona ha tre principali classi di investimento disponibili: immobiliare, obbligazionario e azionario. Mai stato un grande fan dell'immobiliare e vari studi hanno dimostrato che alla lunga non rende più di tanto rispetto alle altre classi. Ma se siete ancora degli irriducibili considerate questo: se partite da un capitale 0, prima di poter investire in immobili dovrete accumulare un certo capitale iniziale, quindi mettere qualche soldo da parte, che magari a questo punto vorrete far fruttare. E si ritorna quindi alla scelta tra azionario e obbligazionario. Il secondo da rendimenti certi, ma il primo storicamente, anche se maggiormente rischioso, ha un ritorno maggiore (un interessante esercizio però potrebbe essere di simulare anche un piano obbligazionario e confrontarlo con uno puramente azionario, chissà...).
Come ampiamente discusso, per me il miglior modo di investire nell'azionario é di puntare sugli ETF. Se siete particolarmente bravi potete provare con le singole azioni, ma nella maggior parte dei casi non vi crediate di riuscire ad ottenere grandi risultati. Inoltre se non siete proprio degli esperti é abbastanza certo che vi farete del male...
Ma in concreto, come si investe in ETF? Quali scegliere e con quale strategia? Cercheremo di rispondere a queste domande nei prossimi post, alla prossima.


domenica 17 marzo 2019

Recensioni: A Random Walk Down Wall Street

Ho stressato varie volte l'importanza di avere una buona cultura finanziaria nel mondo moderno e come questa é correlata ai fini della riuscita di una possibile pensione anticipata, ed in questo blog ho provato a darvi alcuni rudimenti di essa.
Forse a molti di voi sarà anche venuta voglia di approfondire questo argomento, ma magari non ha idea da dove partire. Nei fatti esiste una discreta quantità di risorse e il neofita paradossalmente e comprensibilmente può essere spaesato. Consiglio quindi una valida risorsa da cui partire in un popolare libro dell'economista Burton Malkiel, A Random Walk Down Wall Street, la cui prima edizione risale al lontano 1973 (ma é stato aggiornato dall'autore nel corso del tempo).
Confesso di averlo letto solo di recente, ne ho sentito parlare per molti anni ma per pigrizia ed altri motivi non lo ho mai letto ed esaminato fino a qualche mese fa, quando decisi di dargli una chance, anche per preparare i post di questi blog. La mia formazione finanziaria é maggiormente da autodidatta, fatta leggendo altri libri e forum di finanza e commettendo molti errori sul campo (diciamo così).  Questo libro, se letto prima, mi avrebbe salvato molto tempo e fatica, e dato un quadro complessivo chiaro nel campo degli investimenti.

A Random Walk Down Wall Street (ne esiste anche una versione italiana, non vi preoccupate) é un libro che analizza le varie scuole di pensiero riguardanti le strategie di investimento nell'azionario.
Si giunge alla conclusione che le quotazioni azionarie sono troppo casuali (random, per dirla all'inglese) per essere predette in maniera consistente, anche dai professionisti del settore. É questa essenzialmente la cosiddetta random walk hypothesis. Un altro modo di spiegare questa teoria é il seguente: prendete un analista/gestore azionario esperto e fategli scegliere delle azioni. Prendete la pagina della quotazioni del Sole24 Ore o di qualsiasi quotidiano, appendetela al muro e scegliete delle azioni tirando a sorte (intendo, lanciando delle freccette contro di essa senza mirare ad alcuna in particolare) In media i risultati che otterrete saranno simili e in molti casi batterete addirittura il gestore.

Si parte spiegando le due principali filosofie di investimento utilizzate dagli investitori: l'analisi fondamentale e l'analisi tecnica. Cosa siano é già stato discusso in questo blog (si veda qui ad esempio), una prima conclusione a cui Malkiel arriva é che entrambi questi approcci possono essere valide, ma in determinati periodi e contesti.
Si procede poi ad un analisi delle principali bolle finanziarie della storia (dalla mitica bolla dei tulipani fino al crash delle dot com del 2000), in questa parte quindi si potrebbe dire che l'autore in un certo senso da esempi in cui l'analisi fondamentale é andata a farsi benedire e l'analisi tecnica ha vinto.
Si ha quindi uno sguardo più attento all'eterno dibattito tra fondamentalisti e chartisti, il libro pende verso i primi: da vari dati e studi si mostra che un'azione alla lunga si allinea ad un suo valore fondamentale, ma con un grosso però: eventi imprevisti (si pensi all'11 settembre) e anche mercati a volte truccati (di scandali e manipolazioni ve ne sono stati nella storia) che fanno deviare i corsi e sono difficili da vedere in anticipo. Come uscire da questa impasse?
Prima di dare i suoi consigli per l'investitore medio, altre tecniche avanzate tipo la modern portfolio theory sono analizzate.
La parte finale, da infine dei consigli sul cosa fare. Malkiel crede che alla lunga, basandosi su tesi storiche, l'investimento azionario comunque rende di  più rispetto all'obbligazionario e l'immobiliare. Per alla lunga si intende un orizzonte temporale di circa 10 anni, in caso contrario si va incontro a grandi rischi e per coprirsi é meglio dedicarsi a investimenti meno rischiosi.
Ma nel caso di voler gettarsi comunque nell'azionario, come agire? Per un non esperto, l'investimento nell'indice é la soluzione migliore. Se proprio si vuole provare investendo in singole azioni, sono dati alcuni consigli pratiche sul come trovarle (non mi dilungo qui nell'esporle).

Molti di questi concetti sono stati fonti di ispirazione ed esposti nella serie di post sulle azioni di cui ho scritto in questo blog ( si veda parte II, parte III e parte IV della serie Azioni, maledette azioni).
In definita il libro é altamente consigliato per formarsi la propria cultura finanziaria e consiglio a tutti coloro che sono anche semplicemente curiosi dell'argomento di leggerlo.


 

martedì 5 marzo 2019

Il mito del mattone

Con questo post mi prometto di andare contro il sentire comune dell'italiano medio e provare a scalfire una delle sue granitiche certezze nel campo degli investimenti: che il mattone sia sempre il miglior affare e l'unica classe dove abbia senso mettere soldi.
Quante volte infatti avrete sentito parlarne (tra amici o al bar) di mettere soldi in un bel immobile quando si arrivava a parlare di soldi? Hai due soldi da parte? Comprati un appartamento ed affittalo! Con i soldi della pigione avrai un rendimento di tutto rispetto e la rivalutazione é certa e sicura! Sono anche abbastanza sicuro che i pochi che seguono questo mio blog si saranno chiesti perché parlo di strumenti astrusi come obbligazioni, azioni o ETF e non ho mai toccato l'argomento dell'investimento in solidi mattoni.

Come funziona un investimento immobiliare credo sia chiaro un po' a tutti: si individua un immobile, che si supponga abbia una certa appetibilità per l'affitto, lo si compra, lo si affitta e ci si gode dell'affitto versato dall'inquilino. Alla lunga se ci si stufa lo si rivende. Se ci fate caso, possiamo il paragonare il tutto ad un investimento in obbligazioni: si compra un titolo di stato che riconosce una cedola fissa (da paragonare all'affitto), l'unica differenza é che un'obbligazione prima o poi scade, viene rimborsata al suo valore nominale. Si potrebbe azzardare quindi un paragone tra i due investimenti, considerando anche la classe di rischio. Per farla breve, persone molto più brave ed esperte lo hanno fatto, proprio di recente sul corriere é uscito uno studio che compara le due situazioni (a dire il vero considera il caso in cui si affitta una casa con Airbnb, che in genere é considerato più redditizio rispetto al caso di affittare a un solo inquilino)  che trovate qui.
Ma come, impossibile! Gli appartamenti in zona mia se li affitti ti danno il 10% di rendimento! Ma che diranno mai! Queste in genere é la reazione che sento a questo tipo di articoli o inchieste da una persona media, e in molti casi gli animi nell'interlocutore si surriscaldano e iniziano le urla e gli improperi.

Vedete, investire in immobili non é una cosa semplice e in genere ci sono una mare di costi e rischi nascosti che le persone normali non considerano. In maniera del tutto sparsa e non esaustiva:

- Costi di transazione: quando comprate un appartamento ci sono alcune spese che dovrete sostenere (agenzia, ad esempio o varie tasse di cui non ricordo esattamente) così come lo rivendete. Spesso e volentieri, prima di affittare dovrete fare qualche lavoro all'immobile, e quindi spendere soldi. Molti spesso non se ne ricordano o tengono conto quando vanno a fare i conti.
- Costi di gestione: sull'affitto che vi pagano, pagherete tasse (ad esempio adesso vi é una cedolare secca del 21%). Inoltre se siete in condominio ci saranno le spese condominiali da pagare. Potrebbero capitarvi anche spese straordinarie (rifacimenti facciate e via discorrendo) e anche quelli andrebbero messi in conto. Molti poi comprano facendo mutuo, e quindi versando interessi ad una banca che sono anche essi a fondo perduto.
- Rischio emittente: quando vi ho parlato di obbligazioni vi ho sempre messo in guardia dal cosiddetto rischio emittente. Una cosa simile esiste anche per gli immobili, siete sicuri al 100% che il proprio inquilino possa pagarvi la pigione? Ovviamente esistono molti inquilini onesti e solventi, ma dipende spesso dalle zone in cui vi trovate e in un certo senso anche dalla fortuna. Fatto sta che se beccate l'inquilino sbagliato e inizia a non pagarvi possono essere dolori, nel senso che esiste il rischio che perdiate qualche mensilità a voi dovuta prima che riusciate a sfrattarlo (e ricorrere a vie legali é un discreto stress, non vi crediate!).
- Rivalutazione: l'uomo medio pensa che il proprio immobile avrà una rivalutazione stratosferica nel corso degli anni. Qui il discorso di fa abbastanza complesso, ma in breve é un effetto che hanno avuto i fortunati che hanno comprato fino a 20 anni fa o negli anni del boom economico (50/60). Chi ha comprato di recente, estremizzando all'apice della bolla immobiliare 2006/2007 ad esempio ancora si trova paradossalmente in perdita. Magari riesce a recuperare in futuro ma non é detto.

Ho provato a raggruppare in tre punti i principali costi/rischi accolti che esistono in un investimento immobiliare e che la gente in genere non considera nelle comparazioni tra investimenti. Aggiungo anche che molti si improvvisano immobiliaristi e sono sicuri che qualsiasi buco che compreranno abbia un valore intrinseco, ma spiacente non funziona in questa maniera. Comprare un immobile in centro a Milano é molto diverso e offre maggiori prospettive rispetto ad acquistare in provincia, ma i costi nel primo caso saranno maggiormente alti e abbasseranno ancora di più i rendimenti rispetti al secondo. In breve: da quel poco che capisco il mercato immobiliare é più complesso di quel che sembra, molto influenzato da dinamiche locali (per questo sconsiglio anche gli investimenti da remoto) e i rendimenti si allineano a quelli del free risk o obbligazionario. Ha quindi senso puntare tutto si di esso? Per i nostri scopi da rentier, io dico, specialmente agli inizi, no.
Se non avete un soldo da parte e vi state costruendo meticolosamente la vostra rendita, puntare tutto su un unico immobile é dal punto di vista pratico non molto praticabile. Questo perché vi serviranno un minimo di 100K per poter puntare ad un immobile da mettere a rendita (in questo caso dovrete anche sottoscrivere un mutuo) per alla fine ottenere un rendimento equiparabile a quello di un'obbligazione. Ne vale veramente la pena?
In realtà esistono delle eccezioni in cui ha senso considerare l'investimento immobiliare:

- Ne ereditate uno (grazie al c...., direte voi). La situazione invero é abbastanza comune in Italia, nonostante tutti i piagnistei che sento: le famiglie italiane sono storicamente zeppe di immobili che possono finire tra i vostri beni e che potete in qualche modo far fruttare.
- Siete del settore, e intendo un muratore o qualcuno che é in grado di risistemare immobili da solo. In questo caso non credo di avere nulla da insegnarvi, ed essendo nel giro saprete meglio di me come muovervi e individuare gli immobili con potenziale (estremizzando, appartamenti in cui c'é bisogno di grossi lavori prima che siano presentabili per un inquilino) e che opportunamente sistemati possono apprezzarsi.
- Avete già un discreto gruzzolo da parte (dal milione in su), in questo caso diversificare in immobili potrebbe avere senso e potreste essere in grado di poter acquistare un immobile appetibile nelle grandi città/zone di pregio dove i tagli interessanti partono dai 400K.

Fermo restando che avere una casa per uso personale é sempre qualcosa che alla lunga bisognerebbe avere, ma questo é un altro paio di maniche e se ne può parlare in altri post.

  

domenica 13 gennaio 2019

Azioni, maledette azioni parte IV (il risparmio gestito)

Continuiamo a parlare di come gestire il proprio investimento nell'azionario.  Siamo giunti alla conclusione che invero le azioni hanno un lore ben preciso potenziale e permettono in genere rendimenti e ritorni in genere più alti rispetto alle ben  più sicure obbligazioni. Ma eravamo giunti anche alla conclusione che scegliere quelle vincenti non è impossibile ma molto difficile e che bisognerebbe anche avere una decente diversificazione su vari titoli. Come uscirne da questo problema?

Una soluzione che la gente ha adottato per molto tempo è affidare i propri soldi ad altri, il cosiddetto  risparmio gestito. In pratica, sottoscrivere dei fondi di investimento. Cosa sono? In pratica un fondo di investimento può essere descritto come un insieme di persone che mette insieme dei soldi per investirli assieme, affidandoli ad una persona esperta che riesca a farli fruttare, si spera, decentemente. Esistono una varietà di tipologie di questi fondi (obbligazioni, immobiliari) ma, visto che stiamo parlando di azioni, ci concentreremo su quelli azionari.
I fondi azionari sono in genere offerti da società specializzate che vendono quote di queste tipologie di investimenti investendoli per conto del sottoscrittore in azioni. Essenzialmente vendono un servizio di consulenza di investimento, il presupposto è quello che sono gestiti da un gruppo di esperti (analisti, investitori, etc.) che sono in gradi di individuare i titoli giusti e garantire quindi un rendimento di rispetto, anche se non danno alcuna garanzia di avere guadagni, come quando si investe nelle azioni. All'interno dei fondi azionari una distinzione che si fa é quella settoriale. Esistono fondi che investono solo sul mercato americano o tedesco o giapponese. O fondi che si concentrano su aziende di determinati settori (tecnologico, minerario, farmaceutico).
Ovviamente non lo fanno gratuitamente, ma si fanno pagare della commissioni, che possono rientrare nelle seguenti categorie:

Photo by Chris Liverani on Unsplash
- Commissioni di ingresso/uscita: ogni volta che si compra una quota di questi fondi, una percentuale della quota viene incassata dal gestore e il resto investito. Ad esempio se si compra una quota di tipo 1000 euro, e le commissioni di ingresso sono il 2%, il gestore incassa 20 euro e i restanti 998 sono investiti.
- Commissioni di gestione: ogni anno, dalla quota investita (inclusi eventuali guadagni) viene prelevata una parte per pagare i gestori. Ad esempio se si sono investiti 1000 euro e le commissioni di gestione sono l'1%, questo significa che il gestore si prenderà 10 euro l'anno. La commissione di gestione media in genere varia dall'1% al 4% (un valore medio è quello del 2%).

Tipicamente questi costi non devono essere pagati subito, ma sono dedotti direttamente dalle quote. Questo significa che quando si liquida il proprio investimento in un fondo, si riceveranno indietro i propri soldi dopo che un gestore si è preso tutte le sue commissioni, in pratica una volta comprato un fondo non bisogna pagare costi aggiuntivi ma saranno dedotti automaticamente dalla quota.

Ma le commissioni che si pagano, valgono veramente il servizio offerto? O per dirla in altro modo, i fondi sono il migliore investimento possibile nell'azionario? É la classica domanda da un milione di dollari, su cui molto si é dibattuto. Come prima cosa, bisogna anche precisare come il quantificare se un rendimento offerto da un fondo é veramente buono o no, come paragonarlo ad altri? Di sicuro, si spera che renda di più rispetto a un'obbligazione, in quanto più rischiosa. Ma anche se fosse, come si fa a distinguere tra i vari fondi offerti e a scegliere il migliore?
Per farla breve, per giudicare il rendimento di un fondo, bisognerebbe rapportarlo a qualche benchmark che é di solito la performance media dell'indice azionario di riferimento nel determinato periodo. Cosa é un indice di riferimento? Per farla breve, é una selezione di azioni di un determinato mercato (USA, Germania o Italia) che é considerato rappresentativo di esso. Ad esempio il cosiddetto indice MIB che sentite spesso citato al telegiornale (formalmente adesso indice FTSE MIB) é un paniere di titoli che comprende le azioni delle 40 più importanti società italiane per capitalizzazione (valore totale). Un indice quindi, ci da un'indicazione dell'andamento generale di una borsa o anche di un settore (esistono anche indici settoriali). Se vogliamo giudicare un rendimento di un fondo azionario in un determinato anno, ci conviene rapportalo all'indici di riferimento (il mercato su cui investe): se é più alto di esso, possiamo dire che il gestore ci ha saputo fare, altrimenti non é che sia stato questo fenomeno...
Per tornare alla nostra domanda originaria (i fondi di investimento sono vantaggiosi per un investitore medio): no, anche i gestori di fondi di investimento non sono questi fenomeni e non vi crediate di ottenere da loro ritorni mirabolanti. La prova di questo: anni e anni di studi statistici sui rendimenti ottenuti e le conclusioni sono che raramente anche i pro riescono a ottenere grandi risultati, e se li ottengono sono per lo più casuali (se googlate in inglese, troverete vari articoli che ne parlano, tipo questo o questo)

domenica 7 ottobre 2018

É tutto un castello di carte?

Vi ho iniziato a parlare di obbligazioni e differenziali di rendimento, che é nuovamente scoppiata, nel caso non ve ne foste accorti, una nuova crisi dello spread.

La strategia di early retirement che vi propongo é fortemente basata sull'investimento di strumenti finanziari. Il lettore più attento ed anche paranoico si chiederà, cosa succederà ai sui amati risparmi in casi estremi che vengono paventati in questi giorni come l'uscita dell'Italia dall'Euro o il fallimento dello Stato. In queste situazioni il pagamento e il rimborso sarebbero a rischio, e si finirebbe per perdere quesi tutto.
Cosa dire quindi di fronte a tali timori? Vedete, la mia filosofia é semplicemente questa: o la va o la spacca. Nel senso che, in caso di questi eventi traumatici, non vi crediate che ci siano porti sicuri, crolla alla fine un po' tutto. Per quanto sia odiata da tutti, la finanza é anche un po' alla base del funzionamento del mondo contemporaneo. Tutti pensano che sia una immensa fregatura, o una gigantesca macchinazione per impoverire i popoli ma non é
proprio così. Senza la finanza non sarebbero possibili molte operazioni che hanno contribuito a rendere il mondo moderno come é attualmente. Molte grandi operazioni come le costruzioni di grosse infrastrutture o il finanziamento di ricerche scientifiche o sviluppo di tecnologie importanti. Gli stessi Stati, non riuscirebbero a mandare avanti cose come il Welfare State e i servizi pubblici in generale.
Ecco che sono del parere che il verificarsi di uno degli eventi da worst case scenario di cui si parla in questi giorni, farebbe sprofondare tutto nel Medioevo o giú di li, e la perdita del proprio capitale sarebbe l'ultimo dei problemi a cui pensare.

Ma esistono modi per premunirsi da tali eventi? Il piú ovvio é quello di abbandonare il Belpaese, di espatriare. Dove non saprei, ma consiglierei fuori dall'Europa ed un Paese stabile e non pericoloso.
Esisterebbe anche l'opzione di aprire un conto corrente in Svizzera, possibilmente in valuta locale o dollari. Resta da vedere se e come sarà possibile prelevare/utilizzarlo dall'Italia.
Nel caso vogliate rimanere in Italia, la cosa piú saggia da fare sarebbe avere una casa in un posto isolato e con della terra coltivabile, possibilmente muniti di qualche strumento di autodifesa.  

martedì 25 settembre 2018

Appunti sparsi e disordinati sulle obbligazioni - parte II

Nel precedente post abbiamo introdotto le obbligazioni e i concetti durata e rischio emittente. Un terzo elemento importante che ne determina il rendimento peró é la politica dei tassi della Banca Centrale, il cosiddetto tasso ufficiale di sconto.
Trattare questo concetto in maniera esaustiva sarebbe abbastanza lungo, dovrei essenzialmente parlarvi di cosa é la moneta e come viene emessa. Per adesso possiamo dire che é il tasso di interesse al quale la Banca Centrale (l'ente che emette moneta) concede prestiti alle banche e al sistema finanziario che tra le altre cose lo utilizzano per comprare titoli di stato da mettere nelle loro riserve, determinandone quindi il loro prezzo/rendimento.
Al momento il tasso di interesse della Banca Centrale Europea é allo 0%.  Parlare anche di cosa muove la politica della BCE sarebbe abbastanza lungo, per il momento possiamo dire che come missione é quella di tenere l'inflazione nell'area Euro sotto al 2%.
Quello che ci interessa sapere nella nostra trattazione, é che questo tasso determina il rendimento a un anno dei titoli di stato e quindi anche tutto il resto. Se ad esempio questo tasso fosse al 3%, i titoli ad un anno dovrebbero rendere altrettanto.

Per continuare nel nostro discorso spiegheró ora come viene comunemente espresso il prezzo di un'obbligazione sul mercato. Per prima cosa sappiate che potete comprare un'obbligazione in lotti minimi ed indivisibili, che nel caso dei titoli di stato e della maggior parte dei titoli é di 1000 euro. Esistono peró emissioni obbligazionarie che hanno lotti piú grandi 10000 o 100000 euro. Un'obbligazione viene generalmente emessa e sottoscritta da degli investitori che poi la trattano (vendono/acquistano) su dei mercati. Nel post precedente vi avevo giá parlato ad esempio del MOT.
I prezzi sono espressi considerando il rimborso alla scadenza del lotto minimo, considerato pari a 100, e il prezzo corrente é rapportato sempre a 100 (notate peró che il lotto minimo puó essere di 1000 o 10000 euro). Prendiamo ad esempio un BTP che scade nel 2028, tipo questo. Un BTP é un titolo di stato emesso dall'Italia a tasso fisso. Possiamo vedere che:
- esso ha lotto minimo di 1000 euro
- é quota a 94 circa, ergo se volete comprarne una quantitá minima dovrete sborsare 940 Euro
- nel 2028 avrete un rimborso di 1000 Euro, quindi otterreste un guadagno di circa 60 Euro
- nel frattempo vi corrisponderá annualmente il 2% del valore nominale, quindi 20 Euro
In questo caso si dice che il prezzo é sotto la pari, ma puó anche essere sopra la pari, si veda qua.

Per sintetizzare come i tassi di interesse influiscono sui prezzi, mettiamo caso che la BCE alzi il tasso al 2%. La nostra obbligazione rende giá il 2%, ma a 10 anni, considerato che a 1 anno avremmo giá questo rendimento, un decennale dovrebbe rendere di piú. Ma come é possibile ció? Se il prezzo del nostro decennale si abbassasse, potremmo avere un rendimento maggiore, otterremo sempre le stesse cedole ma a rimborso avremmo sempre 100 ma avendolo comprato a un prezzo piú basso dell'attuale, tipo 90 invece di 94, avremmo una maggiore plusvalenza. Come si puó capire, quindi, al crescere dei tassi si assisterá a una diminuizione del prezzo delle obbligazioni, e viceversa.

Ilusteró adesso un caso che illustra come i vari fattori (tasso BCE, durata, rischio emittente) influenzano il prezzo e il rendimento di una obbligazione. Il caso riguarda la Republica d'Irlanda ed un bond emesso nel 2007, con scadenza nel 2018 e un tasso annuo del 4,5%. Il titolo non é trattato sul MOT ma su altri mercati (tipo la Borsa di Berlino o EuroTLX). Qui sotto trovate l'andamento del prezzo nel tempo (grafico preso dalla Borsa di Berlino)



Notato che fluttuazione del prezzo nel tempo? Cosa é successo nel periodo 2009-2011 per fare crollare cosí il prezzo? Durante quegli anni era scoppiata la crisi dei debiti sovrani e l'Irlanda ne fu colpiata in pieno. Si pensava che il Paese avrebbe dichiarato bancarotta, di conseguenza gli investitori vendevano i titoli di stato irlandesi per sbarazzarsene al piú presto, facendone crollare il prezzo.
Dopodiché nel 2011 venne un piano di salvataggio della UE che salvó il Paese, l'economia torno a crescere e la crisi fu risolta, l'Irlanda era tornato a diventare affidabile agli occhi degli investitori che tornarono a comprarne le obbligazioni. Notare che nel frattempo, il tasso BCE fu abbassato notevolmente per contrastare questa crisi se nel 2008 era al 4%, nel 2011 era al 1% (3 anni dopo fu ritoccato a 0). Ergo, il prezzo di questa emissione andó alle stelle, toccando quota 115. Il prezzo poi naturalmente tende al valore nominale di 100 con l'avvicinarsi della scadenza.
Il caso esposto é un po' particolare ed un po' estremo, viste le circostanze. Nella realtá le fluttuazioni dei prezzi di un'obbligazione sono piú contenute.



giovedì 20 settembre 2018

Appunti sparsi e disordinati sulle obbligazioni - parte I

Inizio con questo post un excursus sulle principali tipologie di investimento finanziario. Gli argomenti che esporró sono giá ampiamente trattati in rete e dovrebbero essere di conoscenza per tutti, ma stranamente noto ancora molta ignoranza su di essi.

La pagina di Wikipedia Italia sulle obbligazioni é fatta abbastanza bene, e vi invito a leggerla tutta per avere una prima idea. Copiando da essa, possiamo dare come definizione che un obbligazione (bond in inglese) é un titolo di debito emesso da societá o enti pubblici che attribuisce al suo possessore, alla scadenza, il diritto al rimborso del capitale prestato all'emittente, piú un interesse su tale somma. Tale interesse é corrisposto nel tempo sotto forma di cedole, che hanno tipicamente cadenza annuale e sono una percentuale del capitale prestato. Come prima sommaria classificazione, possiamo dividere le obbligazioni tra quelle che corrispondono un tasso fisso e stabilito all"emissione come cedola  e un tasso variabile nel tempo in base a differenti parametri finanziari. Esistono altri tipi di obbligazioni piú complesse (se avete letto la pagina Wikipedia che vi ho consigliato sono elencati), ma per il momento ci fermeremo a questa categorizzaione.
Il mercato obbligazionario come grandezza (cioé valore totale di tutti i titoli) é il piú grande a livello mondiale, secondo varie stime é all'inicirca il doppio di quello azionario (si veda qui o qui ad esempio) e influenza importanti variabili del sistema economico come i tassi di interesse.
Le obbligazioni sono liberamente scambiate o quotate su vari mercati. In Italia ad esempio la Borsa di Milano ha il MOT dove é possibile acquistare e vendere liberamente varie tipologie di questo tipo di strumenti.

I piú grandi emettitori di questi titoli sono gli stati le cui emissioni, considerata la loro grandezza e importanza, fanno in un certo senso da riferimento (benchmark) per tutte le altre tipologie di investimento. Essenzialmente, quando si prestano dei soldi a qualcuno, si spererebbe di riaverli indietro. Nella vita reale, vi fiderete piú a dare i vostri soldi a una persona che considerate fidata piuttosto che al primo che incontrate per la strada. Oppure a qualcuno che non conoscete ma di cui avete buone referenze. Essenzialmente, volete valutare la qualitá e solvibilitá dell'emittente. Ci sono stati e ci sono casi (Argentina o Grecia, per citare casi famosi) di Nazioni che sono andate in crisi e non hanno ripagato (tecnicamente si chiama default, parola abbastanza di attualitá da qualche tempo a questa parte anche per l'Italia), ma essenzialmente hanno trascinato nel baratro il resto dell'economia del loro Paese, e quindi ne hanno risentito altri enti emettitori  tipo le banche e le aziende dei rispettivi paesi, nonché l'intera economia locale, che hanno finito per non potere ripagare a loro volta.
Altro parametro importante é la durata di un'obbligazione. Se ad esempio compro un obbligazione che scade tra un anno da un emittente anche non sicuro al 100%, posso essere piú certo peró, data la vicinanza nel tempo del rimborso, che esso mi ripagherá. Ma se la scadenza é piú in la nel tempo, tipo tra 30 anni, questa sicurezza si sgretolerá un poco e potrei considerare piú rischioso questo investimento. Ecco allora che potrei peró barattare questa sicurezza con un maggior rendimento che possa ripagarmi del rischio. Tutte queste considerazioni sono ció che muovono gli investitori nelle loro decisioni.

Per illustrare con dati reali questi due importanti concetti (rischio emittente e durata nel tempo) proveró a spiegarvi un dato di cui avrete sicuramente sentito parlare: lo spread Italia - Germania. In pratica é la differenza tra quanto rende un titolo di stato tedesco e uno italiano. La Repubblica Federale Tedesca infatti,  a torto o a ragione (per me molto a ragione, ma non ne spieghero i motivi qui ne voglio avventurarmi in flame) é considerata al momento molto piú affidabile e finanziariamente stabile (cioé in grado di ripagare i propri debitori)  rispetto alla nostra cara Repubblica Italiana. Proviamo a vedere i rendimenti ad oggi (20 settembre 2018) dei titoli pubblici di questi due emittenti a 10 anni. Un bond tedesco a 10 anni (presi i dati da qui, ovviamente nel tempo cambieranno...) rende ad oggi 0.468% di rendimento annuo mentre un titolo italiano a 10 anni 2,9% (in questa pagina i dati), visto che differenza? Il mitico spread sul decennale tra Italia e Germania di cui tutti parlano consiste essenzialmente in questo. Se andiamo a vedere i rendimenti a un anno dei titoli di stato dei rispettivi paesi, sempre ad oggi saranno dello 0,4% per l'Italia e addirittura -0,5% (si rendimento negativo, avete capito bene, essenzialmente il titolo é considerato talmente sicuro che é un po' l'equivalente di mettere i soldi sotto il materasso) per la Germania (preso questi dati da qui e qui). Questo ultimo esempio ci mostra che i rendimenti a breve termine sono piú bassi di quelli alla lunga.

Tutte queste elucubrazioni, per dire che il rendimento offerto dalle obbligazioni statali é un po' considerato il rendimento a rischio zero (risk-free) e che se un investimento vi promette o offre di piú rispetto a esso, significa anche che il rischio é piú alto. O per vederla in un altro modo, se volete investire in un qualcosa che considerate piú rischioso, vi aspettate un rendimento piú alto. Considerate questo risultato come un po' la legge zero della finanza.

mercoledì 12 settembre 2018

Come pianificare la propria pensione anticipata

In uno dei primi post abbiamo pianificato una prima strategia per il nostro early retirement. Riassumo qui, dobbiamo capire quale é il nostro stile di vita e accumulare un capitale necessario per sostenerlo. Per determinare il capitale utilizzeremo la regola del 4%.
In questo post vi proporró un semplice esercizio per iniziare a farvi riflettere su come pianificare il tutto, tutto quello che vi servirá sará semplicemente Excel (anche un foglio Google online andrá piú che bene).

La mia prima ipotesi é che partiate non avendo alcun capitale iniziale, ma un semplice lavoro che vi permette, si spera, di mettere da parte qualcosa ogni anno. Lo so che nell'attuale situazione lavorativa economica italiana é difficile (io infatti ho risolto andando a lavorare all'estero), ma purtroppo da qui non se ne scappa: per poter sperare in una vita di rendita dovete avere o dei soldi da parte, o accumularli.
Allora prendete un foglio di calcolo, create una colonna per gli anni, un'altra con il capitale totale. Supponiamo che riusciamo a risparmiare all'incirca tot euro l'anno. Questo capitale lo investiamo costantemente e ad ogni anno ci aggiungiamo quanto riusciamo a risparmiare (sempre la stessa cifra). A che tasso renderá il capitale? Questo punto é cruciale, e sará vivisezionato in futuri post. Per adesso vi posso dire che vari studi storici hanno appurato che il tasso medio di rendimento del mercato azionario é di circa del 10%. La soluzione piú semplice é quella di investire sull'indice del mercato, e piú specificamente con gli ETF. A titolo di esempio, supponiamo che ci accontentiamo di vivere di 1000 euro al mese, giochicchiando con un semplice foglio di calcolo, viene fuori che basterebbe riuscire a risparmiare all'incirca 6000 euro l'anno, stante il fatto che riusciamo a farli fruttare il 10%. Sorprendente, no? O forse é solo la magia dell'interesse composto...

Impostare un foglio di calcolo cosí  é relativamente semplice, in ogni cella per calcolare il capitale accumulato ogni anno basta inserire una formula che somma il valore della cella sopra, moltiplicato per il tasso di rendimento annuo sommato ovviamente alla somma che si riesce a risparmiare annualmente.
Per aiutarvi, imposta anche una colonna risparmio annuo e rendimento annuo, referenziatela nella colonna di calcolo del capitale come una costante in Excel. Se puó esservi di aiuto, nel foglio che vedete in questo post, la colonna B2 é semplicemente uguale a C2 (quindi =$C$2), dopodiché per impostare le restanti colonne vi basta inserire una formula tipo =B2*$D$2+B2 nella colonna C3, facendo copia e incolla nelle restanti celle della colonna avrete il resto. Se impostate il foglio in questa maniera, potete giocare anche con i valori, variando i valori di risparmio annuo e rendimento annuo potete avere una idea di quanto tempo ci vuole ad accumulare quello che serve.

Cosa ci dice questo esempio? L'esempio ci fa capire l'importanza di avere un piano di risparmio costante nel tempo e del sapere investire adeguatamente. Prima si parte, meglio é, é inutile illudervi. L'esempio del capitale da raggiungere, 300000 euro circa, é secondo me il limite minimo da raggiungere per sperare di poter vivere di rendita, ma sarete al limite dell'indigenza. Un'idea per rendersene conto, é una pagina dal sito dell'ISTAT che calcola la soglia di povertá assoluta in Italia (disponibile qui). Come detto, giocando con questi valori si puó avere un'idea di quanto puó servire. Sinceramente consiglierei piú di provare a risparmiare sui 10000 euro l'anno. L'esempio proposto qui dei 6000 é piú un limite minimo teorico. Ottenere un 10% di rendimento annuo puó anche essere considerato ottimistico, quindi sará necessario sbilanciarsi molto sull'azionario.






lunedì 30 luglio 2018

L'importanza della cultura finanziaria e del risparmio

Se avete letto i post di questo blog, vi sarete accorti che parlo spesso di concetti quali capitale accumulato ed investimenti. Se veramente volete seguire il sogno di andare in pensione prima e vivere di rendita, come avrete capito, avrete bisogno di avere un capitale da parte e di fare in modo di farlo fruttare, quindi in definitiva saperlo investire.
Questo blog non si pone di trattare di finanza e investimenti, ma gli argomenti sono strettamente legati e giocoforza sconfineró in essi. In futuro credo quindi che tratteró il tema degli investimenti in generale, provando a spiegare le generali classi di investimento e scrivendo articoli sul loro andamento generale.
Al giorno di oggi avere una buona e sana cultura finanziaria dovrebbe essere indispensabile per tutti, l'argomento per me dovrebbe essere materia di studio obbligatoria nelle scuole. Ma mi accorgo che molta gente, semplicemente, non ne sa molto e sembra non curarsene. Farsi una cultura finanziaria al giorno d'oggi non é particolarmente complicato, la rete é piena di risorse e molti libri sono stati scritti al riguardo: basta quindi giusto la buona volontá, avere rudimenti di matematica e sale in zucca.
Non fate affidamento a soggetti terzi (tipo banche e consulenti finanziari): in genere in questi settori i conflitti di interesse sono alti e i costi anche, che vi ritroverete con amare sorprese.
L'unica eccezione che mi viene in mente, é quella in cui siate fortunati da avere a disposizione capitali ingenti, che potete convertire in rendite o affidare a consulenti indipendenti, ma anche li dovete stare attenti a vigilare attentamente.
Altro tema spesso sottaciuto é quello del risparmio. Molti non risparmiano affatto e campano alla giornata, mentre dovrebbero pensare a mettere qualcosa da parte, se no vogliono trovarsi con brutte sorprese in caso di imprevisti. So che risparmiare é difficile, soprattutto se si vive in Italia con il mercato del lavoro che vi é al momento, ma spero che almeno vi poniate il problema di mettere da parte qualcosa.