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giovedì 23 maggio 2019

Una strategia per la propria pensione anticipata - parte V

Siamo arrivati al post finale di questa serie, per alcune considerazioni finali e riassuntive. Innanzitutto, condivido il foglio di calcolo che riassume tutti i risultati, qui trovate il link. 

Riassumiamo per l'ennesima volta il risultato finale: se vogliamo accumilare nell'arco di 20 anni un capitale di circa 450000 Euro, necessario per avere una rendita di circa 1500 Euro al meso (secondo la regola del 4%), il minimo che si dovrebbe investire é all'incirca 12000 Euro l'anno. Questo nell'ipotesi di investire questi soldi in ETF, diversificando il 40% in area Euro, 40% sul mercato USA e 20% sui mercati emergenti. Come interpretare questo dato?
La prima cosa da dire é che questo é un limite minimo, sotto il quale un investitore correrebbe molti rischi di non riuscire a raggiungere l'obiettivo che ci si era prefissati. Per essere maggiormente sicuri ovviamente più si investe e più si riesce ad ottenere.
La seconda considerazione da fare, é che il portafoglio utilizzato é in verità altamente rischioso, dato che é sbilanciato interamente sull'azionario. È possibile rischiare di meno e ottenere gli stessi risultati? Certamente, ma in questo caso servirebbero capitali maggiori (i rendimenti dell'obbligazionario o dell'immobiliare sono in genere minori), e quindi ci si ricollega al punto precedente, e cioè a dire che i risultati trovati sono in limite minimo invalicabile.
Un altro appunto da fare é sulla scelta degli ETF che sono stati usati nella simulazione. In molti siti americani che trattano di early retirement sentirete parlare e magnificare i famosi fondi Vanguard, che presentano costi minori rispetto a quelli scelti da me. Come mai non li ho utilizzati? Semplicemente perché non sono quotati ed acquistabili in Italia, quindi fare una simulazione con essi non ha senso, se vogliamo parlare di casi che un risparmiatore italiano é in grado di riprodurre.

Iniziamo a discutere delle performance dei 3 indici scelti. Per l'Europa é stato scelto lo STOXX 600, qui. Secondo i miei calcoli in media ogni anno ha avuto un incremento all'incirca del 7% con una deviazione standard del 20% (si veda sotto per la spiegazione del concetto di deviazione standard e per quale motivo lo reputo importante nel nostro caso). Da notare che l'indice ha avuto un rendimento negativo in 8 anni sui 20 sui quali é esistito. Esistono indici migliori per investire sul mercato europeo? La questione é complessa e la risposta é probabilmente si. Come detto in precedenza ho scelto lo Stoxx 600 in quanto contiente azioni solo dell'area Euro, ma a una prima vista l'Euro Stoxx 50 o anche il mercato tedesco sembrano migliori. Mi riservo di indagare su questo argomento con ulteriori articoli di approfindimento in futuro.
indice creato nel 1998. Trovate un riepilogo dei valori storici annuali

Riguardo all'indice sul mercato americano, lo S&P 500 é una scelta di default. É uno degli indici borsistici più antichi ed esistono dati su di esso dal 1928. In questo articolo vi é un buon riepilogo di tutte le performance passate, per riepilogarle:

- in 88 anni di storia il suo valore si é incrementato annualmente per 64 volte ed é sceso 22
- il rendimento medio annuale é stato del 11% con una deviazione standard del 20% circa

Anche in questo caso esistono alternative come il Dow Jones o il Nasdaq, ma il S&P 500 rimane ancora la prima scelta visto che comprende molte più aziende quotate che fanno parte anche delle altre opzioni.

Arriviamo al caso del MSCI Index, scelto per investire sui mercati emergenti (qui i dati storici). L'indice é abbastanza recente, é stato infatti creato nel 2004 e quindi abbiamo pochi dati storici a disposizione. I dati riepilogativio mostrano che ha avuto un rendimento medio del 9% con una deviazione standard del 29%, ed ha avuto rendimenti negativi 6 anni su 16. Il fatto che abbia la deviazione standard maggiormente alta é sintomo della rischiosità maggiormente alta che ci sono nei mercati emergenti, ma che anche sembrano per adesso retribuire maggiormente i risparmiatori rispetto al caso europeo. Ma un 2% in più di rendimento rispetto allo STOXX 600 valgono il rischio? Notiamo infatti che la variabilità é più alta, il che significa anche che i ribassi possono essere considerevolmente maggiori. Considerato quindi che l'indice nel nostro piano iniziale consisteva nel 20% dell'investimento potrebbe avere senso escluderlo dal proprio portafogli e provare una strategia 50% mercati europei / 50% mercati USA, diminuendo quindi anche un po' le spese.

P.S: riguardo al concetto di deviazione standard (o anche squarto quadratico medio) , si legga la definizione da Wikipedia qui. É un valore che reputo importante in quanto ci fornisce un'indicazione di quanto in media i valori di un indice si discostano dal valore medio, quindi in un certo senso di quanto variano e di quanto si discostano ( 

domenica 12 maggio 2019

Una strategia per la propria pensione anticipata - parte IV

Veniamo da qui.

Durante questa settimana ho ampliato e perfezionato i calcoli dei portafogli ideati nei precedenti post di questa serie, aggiungendo:

- un portafoglio calcolato dai rendimenti storici dall'anno 1998 all'anno 2018
- i portafogli per i periodi 2000-2020, 2001-2021, 2002-2022, 2003-2023. Ricordo che il periodo 2000-2002 é stato un periodo orso per i mercati, quindi era interessante capire come si sarebbe comportato un portafoglio siffatto. I rendimenti per gli anni restanti sono stati calcolati a partire dal rendimento medio dell'indice di riferimento nel caso 2000 - 2020 e 2001-2021. Per i portafogli 2002-2022 e 2003-2023 ho traslato i rendimenti negativi degli anni 2001 e 2002 agli anni finali, simulando quindi un mercato orso alla fine del portafogli.

Per riassumere, il risultato conferma quanto trovato precedentemente: per sperare di accumulare 450K nell'arco di 20 anni il minimo da investire é all'incirca di 12000 Euro l'anno. Si veda il riepilogo qua sotto dal foglio di calcolo che ho usato:


















La media del rendimento dei portafogli é, secondo i miei calcoli, del 6% circa, al netto delle tasse.
Si noti che tra i portafogli simulati vi possono essere casi in cui i rendimenti non sono pari a quelli aspettati (si vedano i casi 1998-2018, 2003-2023 e 2014-2034). Sono questi casi estremi troppo rischiosi? Si e no. Per spiegare meglio, nel caso in cui ci si trovi dopo venti anni di investimento in una di queste situazioni sfortunate, non é detto che tutto sia perduto. Si presume infatti che avendo accumulato un capitale X, non tutto debba essere speso in un anno, ma giusto una frazione di esso. Il restante capitale nel frattempo continuerà ad essere investito e si spera che, dopo una fase ribassista, il mercato sia in rialzo recuperando le perdite. Comunque, secondo i miei calcoli, per evitare questo fenomeno e avere sempre il portafoglio finale pari a 450K,  il capitale annuo da investire dovrebbe essere di 16K circa:


















Altre note metodologiche dei miei calcoli:

- Non sono riuscito a trovare le quotazioni degli ETF per tutti gli anni. Per l'ETF sullo EuroStoxx 50 e S&P 500 le quotazioni storiche partono dall'anno 2010 circa. I prezzi degli anni precedenti sono stati calcolati a partire dal rendimento dell'indice.
- Non sono riuscito a trovare rendimenti o prezzi dell'ETF e indice sugli Emerging Markets precedenti all'anno 2004, per quegli anni ho utilizzato il rendimento medio dell'indice
- Per gli anni in cui i prezzi degli ETF non sono disponibili, i prezzi calcolati non tengono conto dei dividendi (ricordo che ho scelto appositamente ETF ad accumulazione). É quindi possibile che in questi casi il rendimento sia maggiore a quello calcolato (non sono in gradi di quantificare quanto, ma non dovrebbe essere chissà che, nell'ordine del 4-5%).




domenica 5 maggio 2019

Una strategia per la propria pensione anticipata - parte III

Ci eravamo lasciati nel post precedente  che avevamo abbozzato un primo portafoglio, selezionando tre ETF (uno sul mercato europeo, uno sul mercato USA e uno sui mercati emergenti). Durante questo tempo ho abbozzato varie simulazioni su di un foglio Google che saranno pienamente spiegate tra poco, per adesso svelo il risultato a cui sono arrivato.

Per accumulare il capitale che ci siamo prefissato (450000) in 20 anni investendo con il portafoglio da me sopra esposto, bisogna investire nel corso del tempo un capitale di circa 13000 Euro l'anno (1000 euro circa al mese). Risultato un po' deludente, penseranno in molti, visto che significa mettere da parte uno stipendio medio-basso italiano, ma questa é la conclusione a cui sono giunto e che l'attuale stato della mia cultura finanziaria mi ha portato a trovare.

Come sono stati fatti i calcoli? Ho usato un foglio Google ed ho provato a simulare il rendimento del portafoglio in 5 possibili intervalli temporali: 1999 - 2019, 2004 - 2024, 2009 - 2029, 2014 - 2034, 2019 - 2039. Per gli ETF scelti, i dati storici che sono riuscito a trovare vanno indietro fino al 2010/2011 circa. I prezzi precedenti a questo periodo sono stati calcolati a partire dai dati storici sugli indici che ho trovato. Analizziamo un po' quello che é successo nei mercati negli ultimi 20 anni, giusto per dare un'idea al lettore di quali fasi di mercato si siano succedute. Riporto qua sotto il grafico dello S&P 500 negli ultimi 20 anni:



Come si vede il periodo 1999-2001 il trend é stato negativo, per poi avere un'ascesa dal 2003 al 2007. Il 2007 é stato l'anno di una delle maggiori crisi finanziare della storia, che si é riflettuto in una vistosa correzione fino al 2009, a cui é seguito uno dei più spettacolari rialzi degli indici borsistici che sembra durare fino ad oggi. Quindi la simulazione 1999 - 2019 si é beccata i dati storici di due fasi storiche di mercati in ribasso, quella 2004 - 2004 una sola. La simulazione 2009 - 2029 sembra essere la più fortunata in quanto coincide con l'inizio del ciclo rialzista.

Le quotazioni future (fino al 2039) sono state calcolate a partire dal rendimento storico medio di ogni indice e la sua deviazione standard. Ho provato una brutale simulazione Montecarlo che alla fine riduceva i risultati alla lunga a quelli della media standard. Il portafoglio 2014-2034 ha una strategia leggermente diversa, ho quindi simulato 2-3 anni di bear market prendendo i valori minori tra un campione di possibili ritorni dell'indice tra quelli prodotti da una simulazione Montecarlo.

Una nota finale sui costi calcolati. Come detto i tre maggiori costi che un ipotetico correntista in Italia affronterebbe nell'implementare un simile piano sono:

- costi di acquisto / vendita e bolli: sono stati considerati simulando che si compra un ETF in meno ogni anno (la media di un acquisto/vendita é di circa 20 euro per una banca online italiana)
- tassazione: la tassazione sul capital gain al momento é del 26% circa ( era più bassa fino a 5 anni fa). È inclusa nei miei conti, considerando il prezzo medio di carico applicato al momento della vendita.

lunedì 29 aprile 2019

Una strategia per la propria pensione anticipata - parte II

Nel post precedente abbiamo abbozzato un primo portafoglio che deve essere composto in tale maniera:

- 40% mercati Euro
- 40% mercati USA
- 20% mercati emergenti

Proviamo a implementare una tale strategia scegliendo gli indici e i rispettivi ETF. Per quanto riguarda i mercati area Euro, gli indici maggiormente rappresentativi sono l'Euro Stoxx 50, lo STOXX Europe 600 e lo MSCI Europe Index (ovviamente ve ne sono molti altri...). Fare dei raffronti tra i vari é lungo, decidiamo di scegliere il primo in virtù del fatto che contiene esclusivamente azioni di aziende dell'area Euro (gli altri indici contengono anche aziende UK e svizzere). Selezionare un ETF sull'Euro Stoxx 50 é possibile in varie maniere, la rete é prodiga di siti e risorse in tal senso (ad esempio basta andare sul sito della Borsa Italiana, ma in calce a questo post metterò altri link utili.
Per la nostra simulazione ho selezionato questo  ETF iShares in quanto é quello che ha tra i costi più bassi ( 0,1% di commissioni annue), é  ad accumulazione (non distribuisce dividendi ma li reinveste) ed é tra i maggiormente scambiati sul mercato milanese. Questi tre criteri (costi di gestione annui, reinvestimento dei dividendi e liquidità) saranno utilizzati anche nelle seguenti selezioni.

Anche sui mercati USA esistono svariati indici, quelli più noti sono il Dow Jones, il S&P 500 e il . L'ultimo é un indice che rappresenta maggiormente le aziende hi-tech, i primi due sono indici che rappresentano azioni del NYSE (la borsa storica di New York). Seleziono lo S&P 500 in quanto composto da un maggior numero di azioni. Un ETF che possiamo utilizzare per investire su di esso é questo, sempre ad accumulazione e con un 0,07% di commissioni annue ed in dollari.
NASDAQ

Sui mercati emergenti l'indice principe é il MSCI Emerging Markets, che può essere replicato con un ETF Lyxor (qui la scheda sempre dal sito della Borsa Italiana). L'ETF in questione ha un 0.55% di commissioni annue ed é in Euro.

Su quale periodo storico impostare la nostra simulazione? Il primo problema é che i primi due ETF sono stati quotati nel 2010, mentre il MSCI Emerging Markets nel 2008. Il periodo dal 2010 fino ad oggi é stato uno dei maggiori bull market della storia umana quindi in un certo senso la nostra simulazione ne potrebbe essere inficiata. Ma d'altro canto gli ETF hanno iniziato a diffondersi proprio in questo periodo ed é difficile trovare altri strumenti di rimpiazzo. Sarebbe quindi importante avere una simulazione a 20 anni (dal 1999 ad oggi), durante i quali vi sono stati due bull market e due sgonfiamenti importanti.

Discutiamo adesso di un grosso elefante nella stanza che non ho finora toccato: quali sono le spese nell'investire. Nel nostro test terrò conto essenzialmente delle seguenti:

- spese tenuta conto
- spese di compravendita titoli
- tasse sui capital gain

Link utili per individuare gli ETF:

- Sezione ETF del sito della Borsa, link
- Sito Morningstar Italia, link
- JustETF, link

domenica 17 febbraio 2019

Uno sguardo approfondito agli ETF - parte III

Nota iniziale: terzo capitolo della serie sugli ETF, per chi fosse interessato ecco il primo e secondo capitolo.

Cosa possiamo dire ancora sugli ETF? In ordine sparso sono rimaste ancora alcune cose da dire per comprendere appieno questi strumenti e come operarci correttamente. In questo post esporrò alcune considerazioni sparse su di essi.

- Il concetto di NAV: questo era un argomento importante fino a quando non hanno cambiato il regime di tassazione, ma é importante saperlo. L'acronimo significa Net Asset Value ed é essenzialmente il valore di tutte le azioni a prezzi di mercato possedute da un ETF diviso il numero delle quote stesse.
Questo significa che il NAV rappresenta il valore reale di una quota, ma quando comprare/acquistate potete avere valori differenti da esso. Avrei dovuto parlarvene nel post precedente, quando ho disquisito di tracking error.

- La liquidità di un ETF: questo é una problematica comune a tutti gli strumenti di investimento, ma nel contesto degli ETF possiamo definirla come la possibilità di comprarli/venderli facilmente in ogni momento ed a un prezzo allineato il più possibile a quello dell'indice. Per fare un esempio estremo, avete acquistato le vostre quote di ETF in passato e volete rivenderle, andate sul vostro bel conto on line e non vedete alcuna proposta in acquisto e una in vendita. Ma voi volete venderlo a ogni costo, cosa fate? Tecnicamente inserite un ordine al meglio, che significa che dite alla vostra banca di venderlo a qualsiasi prezzo. Cosa succede poi? Che anche l'emittente dell'ETF ve lo compra al prezzo minimo consentito (se vi ricordate hanno un obbligo di tenere un differenziale minimo con il valore reale dell'indice), e poi rivende le azioni della quota sul mercato facendoci un piccolo guadagno. Sono cifre minime, ma un po' da fastidio... Per legge questo non può accadere, data che da regolamento un emittente deve presentare almeno un offerta in acquisto ed una in vendita. Ma anche in questo caso, come dire, potrebbe fare il bello e cattivo tempo e presentare offerte al limite...
Quindi sarebbe meglio se ci fossero molte offerte in vendita e acquisto, in maniera da avere in ogni momento il prezzo allineato il più possibile al valore reale o NAV. 
Considerando che ci sono molti emittenti di ETF che spesso offrono prodotti sugli stessi indici, un possibile criterio per selezionare quello giusto é anche tenere conto di questi aspetti, controllando se in media l'ETF ha un volume di compravendita maggiore rispetto ad altri. Come si fa? Esistono una marea di siti finanziari con questi dati, ma anche sul sito di Borsa Italiana potete farvi un'idea. Facendo ad esempio il caso del nostro ETF sul MIB presentato nel primo post di questa serie, dal sito di Borsa Italiana (qui il link), avete i dati di quanto viene scambiato (numero di contratti giornalieri/mensili e il loro controvalore)

- La fiscalità di un ETF: tra i vari costi che vi sono nell'operare negli ETF bisogna tenere in considerazione anche ovviamente le tasse da pagare. Quanto sono? La tassazione é stata semplificata a partire dal 2014 (prima bisognava tenere conto del NAV al momento della vendita/acquisto), ed in breve é del 26% sui possibili guadagni (comprate ad un prezzo minore di quello a cui rivendere e l'aliquota si applica al guadagno fatto) e sulle possibile cedole distribuite. Al riguardo di questo ultimo punto, ribadisco la mia preferenza per gli ETF ad accumulo, che non distribuiscono cedole ma le reinvestono aumentando il prezzo degli ETF, anche per motivi di semplificazione fiscale

- Rischio valuta: molti ETF in realtà sono in dollari americani. Generalmente gli ETF sulle borse europee sono in Euro, ma molti si riferiscono a mercati extra UE (quelli USA tipo Nasdaq o Dow Jones, o anche il Nikkei giapponese o il BOVESPA brasiliano) e anche se quando li comprate versate Euro, il loro valore é in dollari americani (controllate la cosiddetta valuta di denominazione), vi esponete quindi anche al rischio cambio. Il deprezzamento/apprezzamento influirà sul valore dell'ETF. Esistono ETF che coprono da questo rischio, i cosiddetti ETF Hedged, che garantiscono che il prezzo rimane costante rispetto al valore dell'indice, ma al prezzo di maggiori commissioni di gestione (ma in genere non particolarmente maggiori).

Direi che con questo abbiamo finito la  nostra descrizione degli ETF. In questa serie mi proponevo di descrivervi gli aspetti salienti di questi strumenti finanziari e darvi alcuni criteri di scelta. Rimane adesso una domanda da un milione di dollari, come, quando e perché utilizzarli in una strategia di costruzione di una rendita, ma di questo parlerò in futuro.

Vi lascio per adesso con alcuni link informativi che potete trovare anche semplicemente googlando, e che invero ho utilizzato io stesso nella preparazione di questi post:


domenica 27 gennaio 2019

Uno sguardo approfondito agli ETF - parte I

Abbiamo introdotto nel post precedente gli ETF e abbiamo visto che sono lo strumento ideale per investire su di un indice, in maniera da replicare la performance media di esso. In questo post mi prometto di descriverli in maniera più approfondita.

Dato che, come dicevano gli antichi romani, repetita iuvant, riproponiamo una prima sintetica definizione di ETF. Gli ETF sono dei fondi di investimento a gestione passiva, dove il gestore si limita semplicemente a comprare i titoli che fanno parte di un indice rappresentativo di un mercato azionario. Gli ETF sono emessi e gestiti da società finanziarie e quotate in borsa. Per partire da un esempio, supponiamo che si voglia investire sul mercato azionario italiano e  decidiamo di provare a farlo puntando sull'indice FTSE MIB, l'indice delle 40 maggiori aziende per capitalizzazione e/o grandezza. Quale strumento ci permette di farlo? Esistono vari ETF che replicano questo indice, per darne un esempio, consideriamo questo quotato sulla borsa di Milano, dal roboante nome di Ishares Ftse Mib Ucits Etf Eur Acc. iShares (vi diventerà molto familiare questo nome) é il nome di una serie di ETF creati e gestiti da BlackRock, un'azienda finanziaria americana leader nel settore. Se andiamo sul loro sito, possiamo trovare informazioni dettagliate sull'ETF in questione (qui).
Una prima sezione sulla quale vale la pena soffermarci é quella denominata Partecipazioni : qui l'emittente semplicemente da una lista della composizione in percentuale del fondo (possiamo trovare informazioni sull'indice FTSE MIB da Yahoo Finanza qui). Alla data di stesura di questo post, si evince che questo ETF é investito maggiormente su ENEL, ENI e Intesa San Paolo (riporto qua lo screenshot preso direttamente dal loro sito):























Dalla scheda del prodotto, si ricavano altre interessanti proprietà, quella che ci interessa maggiormente al momento é quella chiamata Total Expense Ratio, che é dichiarato di essere dello 0,33%. Cosa é in pratica? Rappresenta i costi di gestione annuali che dovrete pagare per detenere la quota di questo ETF. Quali costi di gestione ha un emittente di ETF? Per gestire un simile strumento bisogna avare comunque una infrastruttura ( persone, IT etc.) che controlla l'indice, compra le azioni che lo compongono sui mercati. Inoltre le azioni fisiche che si comprano vengono depositate presso una banca fiduciaria.
Come vengono pagati da un sottoscrittore questi costi? Essenzialmente i gestori si rifanno dei costi di un ETF deducendo una quota giornaliera dal valore della quota. Quando poi un sottoscrittore vende la propria quota, quello che realizzerà sarà diminuito delle commissioni. Supponiamo ad esempio che si é comprato una quota di un ETF dal valore di 100 euro. La si detiene per un anno, durante il quale il sottostante della quota (in sintesi, il valore sul mercato di tutte le azioni che compongono la quota) vale sempre 100 (evento altamente improbabile, ma perdonatemi questa semplificazione). Ci si aspetterebbe di ricevere 100 indietro, ma invece si  ha sul proprio conto 99,67, questo perché il gestore ha direttamente prelevato dal patrimonio dell'ETF le proprie commissioni di gestione. Nella realtà il valore del paniere di titoli varierà ovviamente di giorno in giorno, ed il gestore tratterrà per coprire le proprie spese una quota giornaliera rapportata annualmente al TER , il tutto verrà riflesso nel prezzo dell'ETF. Un normale investitore, non dovrà però pagare commissioni nel mentre che possiede un ETF, ma é come se le pagasse al momento della vendita.
Sullo spinoso argomento dei costi, é importante specificare sin da ora che ce ne saranno altri (commissioni di compravendita, tasse, tracking error) che non sono inclusi nel TER e di cui tratterò nei prossimi post.

Un'altra interessante caratteristica di questo ETF, é che é ad accumulo, nel caso aveste notato che il nome finisce con un interessante segno (Acc). Cosa significa? Un'azione generalmente paga un dividendo, cioè una cedola annuale, che rappresenta una parte dell'utile (nel caso ve ne sia uno...) che la società decide di distribuire agli azionisti. Detenendo un ETF delle azioni, questo significa che un possessore di una quota dovrebbe anche riceverli. Qui dobbiamo quindi introdurre un'altra possibile classificazione delle tipologie di ETF: quelli ad accumulo e quelli a distribuzione. L'ETF di cui parliamo in questo post, tecnicamente é un ETF ad accumulo, che significa che non distribuisce i dividendi delle azioni sulle quali investe, ma che le reinveste. E in cosa le reinveste? Con i dividendi che riceve, compra altre azioni dell'indice stesso. Per un investitore, questo significa che la propria quota conterrà altre azioni e quindi in un certo senso aumenta di valore (ma può anche diminuire, ricordatevi che le azioni su cui investe possono aumentare o diminuire di valore, nel frattempo!). E nel caso uno sia interessato a ricevere i dividendi? Esistono anche ETF a distribuzione, il che significa che il detentore di una quota riceve i dividendi sul proprio conto. Sempre iShares ha ad esempio un ETF che fa questo lavoro sul MIB, speculare a quello di cui vi ho finora parlato, dal nome di iShares FTSE MIB UCITS ETF EUR (Dist) (notate il Dist alla fine), di cui trovate la scheda qui.   Se leggete attentamente la scheda, si noterà che ha una frequenza di distribuzione semestrale, il che significa che un investitore si dovrebbe aspettare ogni sei mesi delle cedole sul proprio conto. Se andate alla sezione Proventi della pagina in questione (sulla colonna sinistra) e cliccate Distribuzione, potete vedere lo storico delle cedole corrisposte a i sottoscrittore di questo ETF.
É meglio un ETF a distribuzione o ad accumulazione? Se volete avere un flusso di rendimenti annuo meglio sicuramente un ETF del primo tipo, però io personalmente preferisco gli ETF ad accumulazione. Il motivo? Le cedole che riceverete non saranno, in percentuale sulla cifra investita questo granché, e comunque saranno tassate. Nel caso degli ETF ad accumulo, le cedole saranno reinvestite in altre quote che aumenteranno il patrimonio investito nell'ETF e quindi, in caso di gain si avranno guadagni maggiori che si avranno in caso di liquidazione dell'investimento.

domenica 20 gennaio 2019

La rivoluzione dell'index investing

Abbiamo parlato nell'ultimo post del risparmi gestito e dei fondi di investimento e ci eravamo fermati al seguente dilemma: come fare a capire quali sono i gestori e/o fondi giusti, che possono garantirci un buon rendimento, tale magari da giustificare le commissioni che dovremmo pagargli? Intorno a questo quesito l'industria e la stampa finanziaria si é scervellata per molto tempo, fino a quando una nuova classe di fondi di investimento, detta fondi passivi o tracker e una nuova filosofia di investimento, index investing, ha iniziato a diffondersi a partire da all'incirca dalla seconda parte degli anni '90.

Per spiegarla dobbiamo iniziare dal concetto di indice azionario. In ogni borsa sono quotate una miriade di aziende, come fare a dare un'idea del valore complessivo o dell'andamento di un determinato mercato azionario? Ci si riferisce genericamente a un indice, tipicamente in insieme delle azioni più rappresentative del mercato stesso. Il valore di un indice é la media dei prezzi di un insieme di azioni, questa media é tipicamente di due tipi: o una media pesata in base alla capitalizzazione (la capitalizzazione totale di un'azienda é il valore totale di essa sul mercato, quindi in questo caso significa che le aziende con capitalizzazione più alta hanno un peso maggiore nell'indice) o anche una semplice media pesata dei prezzi delle azioni.
Ad esempio per la borsa di Milano ci si riferisce all'indice MIB (precisamente FTSE MIB), che é l'insieme delle 40 aziende italiane con maggiore capitalizzazione ( da Yahoo Finanza possiamo vederne la lista). Sempre sulla borsa milanese esistono vari indici per tracciare le altre tipologie di aziende quotate, ad esempio il FTSE Mid Italia é essenzialmente l'indice delle aziende di medie dimensioni, e il FTSE Italia Small Cap quello delle piccole aziende.
Nel ricco mercato statunitense esistono anche vari indici, il più celebre é il Dow Jones, un indice delle 30 compagnie più importanti, ma parimenti importante é lo S&P 500 e per i titoli tecnologici il NASDAQ (il NASDAQ in realtà é il mercato azionario dedicato ai titoli tecnologici). Gli indici venivano utilizzati anche come benchmark o punto di riferimento per valutare la bontà di un fondo di investimento: se il suo rendimento é superiore in un dato periodo alla performance di un indice  di riferimento, possiamo dire che il gestore ha fatto bene il suo lavoro. In caso contrario (come spesso accadeva), avremmo anche potuto affermare che si sarebbe potuto anche costruirsi un portafoglio titoli semplicemente scegliendo a caso delle azioni.

A partire dagli anni '90 furono creati degli strumenti di investimento che replicavano fedelmente l'andamento di un indice: gli Exchange Traded Fund detti anche ETF (o anche trackers). Cosa sono veramente? Possiamo considerarli, per adesso semplicemente come dei fondi di investimento che invece di avere un gruppo di analisti/strateghi che scelgono delle azioni su di un determinato mercato si limitano a replicare l'andamento di un indice comprando le azioni che lo compongono. Riferendoci al caso dell'indice MIB, un ETF su di esso idealmente compra le azioni di tutte e 30 le aziende che lo compongono, ognuna in proporzione al peso che ha nel paniere. Quindi comprando una quota di un ETF, si riuscirà ad avere quote di azioni che compongono l'indice, replicandone quindi abbastanza fedelmente l'andamento.
Quali implicazioni ha questo per un investitore normale? Ricordiamoci che siamo sempre nell'ottica di un confronto con un normale fondo di investimento, rispetto ad essi un ETF ha spese più basse. Un'azienda che gestisce un ETF risparmia notevolmente sui costi di gestione, non deve pagare uno stuolo di analisti o gestori visto che si limita a comprare/vendere azioni da una lista già predefinita.
Per prima cosa un ETF non ha costi di entrata o di uscita, ma costi di gestione che in Italia possono variare tra il 0,2% e il 1% (per un fondo attivo sono in media del 2%). Questi costi sono dedotti dalla quota del fondo, e non sono pagati dal sottoscrittore (semplicemente, il valore del fondo nel corso del tempo diminuisce e quindi saranno pagato al momento della liquidazione della propria quota). In questa maniera ci si riesce a garantire un rendimento pari almeno a quello del mercato di riferimento e allo stesso tempo si garantisce una diversificazione ragguardevole.
Gli ETF sono quotati sui mercato come un azione qualsiasi, e questo significa che possono essere acquistati/venduti in ogni momento, a differenza di un fondo di investimento che é invece in genere liquidabile solo direttamente presso la  banca e/o intermediario che lo ha piazzato.
É da precisare che gli ETF sono utilizzati anche per altre classi di investimento: esistono ETF che investono in obbligazioni o materie prime, ma in questo post e nei restanti ci riferiremo maggiormente agli ETF azionari.